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Tracotanza europea

Negazione e poca consapevolezza. La responsabilità europea nella colonizzazione dell'Africa che nessuno vuole riconoscere.

Tracotanza europea

La continua negazione del ruolo che i paesi occidentali hanno giocato nei destini di molti paesi è solo un lato della medaglia. L’altro è la totale mancanza di consapevolezza che le potenze europee hanno spesso imposto il loro dominio imperialista e coloniale per placare qualche crisi domestica. Ma sfortunatamente,ogni volta che queste potenze esteriorizzavano tali dinamiche interne con qualche spedizione in terra straniera, il risultato era sempre una crisi maggiore in Europa. L’espansione europea ha origini profonde e a lungo si è nascosta dietro un impulso culturale e intellettuale che è sintomo di arroganza e tracotanza. Come rivendicano i teorici postcolonialisti, nella filosofia occidentale moderna il soggetto parlante è costantemente scisso dalla propria soggettività. La riproduzione di questo discorso, che il soggetto europeo si è raccontato allo specchio, in silenzio, tra gli sfarzi delle case reali, ha dato vita a strutture di potere coloniale, stabilendo un universale che è non solo egemonico, ma che è fatto a immagine e somiglianza del colonizzatore.

L’ego-cogito cartesiano (“penso,dunque sono”) è preceduto di circa 150 anni dall’ego-conquistus (“penso, dunque colonizzo”) dei conquistadores europei, che iniziano ufficialmente l’espansione coloniale europea nel 1492. La definizione di colonizzazione, come riportano molti critici, è dettata dalla semplice possibilità di elevarsi a dio, e con arroganza posizionare l’impero come fulcro di soggettività e conoscenza del mondo, poiché se coloro che vi sono al centro hanno già conquistato il mondo “intellettualmente”, non resta che colonizzarlo con le armi.

L’Europa ha continuato così tra subbugli interni e guerre di riforme, per riprendere fiato solo di fronte alla scoperta delle isole caraibiche del nuovo mondo.

I secoli che seguirono permisero una prosperità economica grazie alle risorse estratte da terre ben più vaste dei regni europei. Re e regine prosperavano tra ricchezze raccolte sfruttando e dominando popoli che ricordavano i mori. E mentre la tratta atlantica degli schiavi e l’espansione imperialistica proseguivano, i popoli dell’Asia si preparavano a affrontare quegli stessi imperi che continuavano a giustificare la loro invadenza e il loro dominio con una retorica mercantilista.

Se analizziamo l’espansione europea coloniale da un punto di vista prettamente eurocentrico, il risultato è che una prima immagine del sistema capitalistico è indotta dalla competizione interimperiale tra potenze europee.
Alla conferenza di Berlino del 1884-85 diretta da Otto von Bismarck, i territori africani venivano spartiti tra i vari regni europei (mentre i regni africani erano ugualmente impegnati a litigarsi i troni tra di loro), tracciando arbitrariamente confini, spartendosi risorse minerarie e umane, imponendo una violenza fisica e epistemologica che è ancora oggi percepibile in Africa.

L’Italia non restò a guardare. I principati della penisola si stavano unendo in un nuovo regno, un sogno che era nato con la caduta di Napoleone nel 1815. Come potenza emergente, l’Italia aveva già preso parte ai maggiori conflitti europei, come la Guerra di Crimea, al fianco dei britannici e contro i russi. Nel 1871, l’Italia unita era pronta a rivendicare i suoi bisogni coloniali. Con l’Asia e le Americhe troppo lontane per una nazione così giovane, l’Italia dovette accontentarsi di una preda più vicina. Gestire un impero è dispendioso. L’abolizione della schiavitù poi creò
un ulteriore dilemma per quelle potenze che dovettero affrontare nuove realtà economiche. Il picco della Rivoluzione industriale, a metà del diciannovesimo secolo, senza schiavi da sfruttare, fu forse lo stimolo che spinse gli europei a cercare nuovi mercati in Africa, con l’intuizione geniale di risparmiare sui viaggi oceanici sfruttando le popolazioni locali.

Poco meno di mezzo secolo dopo le potenze europee si stavano già spartendo l’Africa, sebbene il processo fosse cominciato ben prima.