NET00 Neofascisti al Salone / E02

L’arsenale teorico dei neofascisti

Ci siamo svegliati tardi, sono 50 anni che le destre estreme producono libri e adesso stanno per vincere la lotta per l’egemonia culturale.

L’arsenale teorico dei neofascisti

parole di:

Chiuso il Salone del libro di Torino, i riflettori non devono spegnersi su quanto accaduto con la casa editrice Altaforte. Ci siamo scandalizzati e sorpresi, ma la realtà come sempre si ripresenta per farci la festa. Chi dice che sarebbe meglio non parlare dell’editoria neofascista, perché si farebbe un favore alla stessa, sta sottovalutando un fenomeno globale che ha dei precisi scopi: insinuarsi nei meandri della cultura, fare proseliti, colonizzare spazi di dibattito pubblico, appropriarsi di parole e idee. L’estrema destra esiste davvero ed è ormai nella posizione di imporsi politicamente in tutto il mondo, a cominciare dall’Europa, paese dopo paese, grazie a una continua azione culturale operata per mezzo dell’editoria. È bene parlarne, conoscerla, capire le sue mosse e stanare questo tentativo egemonico.

Il neofascismo produce metodicamente libri che vengono letti, e che diffondono odio e falsi miti identitari. Altaforte, che appare improvviso e sgradevole al Salone del libro di Torino, ne è un chiaro esempio. Questa casa editrice non ha pubblicato solo il libro-intervista su Salvini (una forma di finanziamento indiretto a CasaPound da parte del ministro), ma ha diffuso anche testi filosofici che costituiscono i pezzi di un mosaico più ampio, come un raffinato libro di filosofia scritto da Adriano Scianca, capo teorico di CasaPound Italia. La vittoria dell’esclusione di questo editore dal Salone è ben poca cosa e non arresta la sua azione.

Da ormai 50 anni l’estrema destra europea sta producendo filosofia di altissimo livello in cui Heidegger dialoga con Dumézil

Infatti, da ormai 50 anni l’estrema destra europea sta producendo filosofia di altissimo livello in cui Heidegger dialoga con Dumézil. Questa produzione teorica ha ormai raggiunto livelli tali, in qualità, quantità e diffusione, che la presa del potere da parte dei neofascismi potrebbe essere prossima. Per ammissione esplicita e compiaciuta degli stessi teorici di estrema destra, ciò conferma quanto Gramsci aveva previsto con la teoria della lotta per l’egemonia culturale. Una lotta che noi a sinistra, e più in generale noi antifascisti, abbiamo sostanzialmente lasciato cadere. Noi, ma non l’estrema destra.

Cinquant’anni fa, nel 1968, fu fondato senza che nessuno se ne accorgesse il G.R.E.C.E (Groupement de Recherche et d’Etudes pour la Civilisation Européenne). Fu fondato da teorici di estrema destra affinché questa si lanciasse pazientemente nella lotta per l’egemonia culturale. Ciò fu fatto a suon di finanziamenti che servirono a assicurare a giovanissimi teorici i mezzi opportuni: locali, congressi, riviste e edizione di libri. Molti libri.

Ora i libri sono pronti. Non li vediamo, ma sono tantissimi, in tutta Europa

Ora i libri sono pronti. Non li vediamo, ma sono tantissimi, in tutta Europa: il G.R.E.C.E. ha fatto scuola. Un esempio di recente successo è quello della nuova collezione Kaplaken, dell’editore di estrema destra tedesca Antaios, che è rapidamente arrivata al suo volume n° 63. Questi libri, snelli, eleganti e maneggevoli, trattano svariati argomenti, con livelli teorici variabili, costruendo un’arena tascabile dove entrano anche i leader militanti. Ad esempio uno dei volumi (il n°47) è un dialogo su Heidegger fra Martin Sellner, giovane leader austriaco degli identitari tedeschi, e Walter Spatz, intellettuale e militante identitario.

Martin Sellner, leader identitario austriaco, alla Buchermesse, 2017.

Casi analoghi si trovano in tutta Europa, così come nel resto del mondo. In questi libri il G.R.E.C.E., seguito da nuclei culturali di estrema destra degli altri paesi, produsse dopo decenni di lavoro intenso e rigoroso la teoria dell’etno-differenzialismo. Questa teoria è un modo astuto di opporsi con radicalità all’universalismo e spostare gli assi portanti del pensiero razzista dalla biologia all’antropologia culturale, per mezzo della filosofia.

È una teoria generale che riesce a rimpiazzare come nuova base la teoria classica, ma ormai infrequentabile, del razzismo biologico, dando una veste rispettabile e attraente all’intuizione secondo la quale l’uguaglianza è cosa deleteria e da abbattere per il bene dell’umanità. Questa intuizione, teorizzata dal filosofo Giorgio Locchi, eminenza grigia del G.R.E.C.E., dietro all’abilissimo e più conosciuto stratega Alain de Benoist, è senza ombra di dubbio neo-nazifascista: in Locchi la cosa è ammessa e teorizzata, mentre in de Benoist è abilmente celata.

L’estrema destra teorica tenta anche di mitologizzare il politico

La dimostrazione del carattere neo-nazifascista di questa impresa collettiva dell’estrema destra teorica richiede spesso un lavoro complesso sull’insieme degli autori e dei testi, visto che strategicamente il marchio infamante del nazifascismo viene camuffato. Ad esempio viene compiuto uno sforzo teorico imponente per far saltare i concetti di “umanità” e di “umanesimo”, al fine di disfarsi del concetto di “crimine contro l’umanità”, che è per loro una scomoda spada di Damocle. L’estrema destra teorica tenta anche di mitologizzare il politico, vendendo il sogno di un’onnipotenza originaria, sempre a portata di mano per chi osa, che l’egualitarismo (giudeo-cristiano, liberale, socialista-comunista) avrebbe provvisoriamente abolito.

I teorici di questa estrema destra neo-nazifascista sostengono in questi libri che per prendere il potere bisogna solo aspettare il momento politico opportuno, imprevedibile nel dettaglio, ma palpabile nella sua imminenza. Loro hanno più fiducia di noi nella forza delle idee, nel loro potere rivoluzionario. Gli abbiamo lasciato fin troppo spazio nel mondo culturale e editoriale, è arrivato il momento di riappropriarci di questi spazi.