NET00 Neofascisti al Salone / E03

Altaforte fuori dal Salone. Nessuna piattaforma per i neofascisti.

Un confronto sul caso di CasaPound Italia al Salone del Libro e su due pratiche di lotta politica. Nessuna piattaforma VS Scudo di libri.

Altaforte fuori dal Salone. Nessuna piattaforma per i neofascisti.

Non andare al Salone del Libro o andare in modo critico, se CPI fosse stata presente con il suo stand, non è indifferente. Ci troviamo di fronte a due atteggiamenti molto diversi e con impatti radicalmente opposti. Da una parte c’è la pratica conosciuta come No Platform, esemplificata in questo caso dal collettivo Wu Ming, che chiarisce in questo articolo i motivi della sua scelta di non partecipare all’evento. Dall’altra c’è lo scudo di libri proposto da Michela Murgia, una presa di posizione ugualmente critica nei confronti della presenza di Altaforte, ma all’interno del Salone. A posteriori, potremmo dire che il puntare sul No Platform si giustifichi sulla base dei suoi risultati, cioè l’esclusione di CPI dal Salone, ma questo giudizio mancherebbe di considerare tutto ciò che è accaduto nei giorni scorsi e che è stato illuminante per analizzare la debolezza del sistema culturale italiano e il suo cadere sistematicamente nelle reti del Red Washing.

Il No Platform è una prassi politica nata negli ambienti studenteschi e significa negare la possibilità di occupare spazi materiali e immateriali a associazioni violente, fasciste, razziste, omofobe, sessiste, transfobiche. Si parla di una linea codificata per una nutrita lista di organizzazioni fasciste e razziste non gradite dalle Student Unions del Regno Unito. Attenzione, parliamo di UK, un paese largamente depoliticizzato, in cui le elezioni universitarie si svolgono su base individuale e non in lista: non certo il tempio della radicalità. È una presa di posizione puramente politica, anche se meno divertente della recente pratica del Milkshaking (i più cari saluti da menelique magazine a Tommy Robinson, leader del gruppo islamofobo inglese English Defence League).

L’assunto alla base dell’idea di negare tribune politiche ai neofascismi è semplice. Non ho bisogno di sentirti parlare per sapere che quello che stai per dire, lo so già, è solo violenza nei confronti dei più deboli. La società e la democrazia non hanno bisogno di questo, ma di escludere posizioni del genere dalle opzioni politiche legittime, per difendersi e difendere i suoi membri più deboli.

I neofascismi sanno che devono riconquistare progressivamente spazio di legittimità. Questo è il loro obiettivo, e ci stanno provando da anni

In Europa, dopo quasi un secolo di democrazie liberali, i neofascismi sanno che devono riconquistare progressivamente spazio di legittimità. Questo è il loro obiettivo, e ci stanno provando da anni, respinti dagli antifascisti, anche nelle università italiane. Un chiaro esempio è l’azione diretta di studentesse e studenti a Torino ai danni del FUAN (Fronte Universitario d’Azione Nazionale, movimento ben descritto, che coincidenza, da un libro di Altaforte). Quando gli studenti neofascisti tentano di portare avanti una ridicola quanto inefficace campagna elettorale prima delle elezioni studentesche, ci opponiamo ogni anno con corpi e voci, ma con una differente strategia rispetto a quella esemplificata dal presenzialismo della Murgia. Di questo vogliamo parlare, di come “nessuna piattaforma” non vuole dire lasciare il campo ai fascisti, ma scegliere la strategia migliore per escludere quel messaggio dal campo della legittimità, puntando al cuore della strategia neofascista. Altaforte e CPI non vanno al Salone pensando di diffondere contenuti o di confrontare idee. Questa non è la loro strategia politica. Lì cercano legittimazione pubblica. Cercano di creare un precedente dopo l’altro, così da rendere la via legale difficilmente percorribile.

Il fascismo non è un’idea, è un crimine, e non deve avere alcun tipo di spazio

Presentandosi, con o senza scudi di libri, invece si riconosce la legittimità di quell’editore e di CPI. L’idea alla base dello “scudo di libri” è ugualmente semplice: il fascismo si combatte con le idee. Ma questa intuizione, anche se mossa da buone intenzioni, si basa su una scarsa conoscenza delle strategie di CPI e su una fondamentale confusione: ammettere che le idee sbagliate vadano combattute con le idee giuste significa ammettere che il fascismo sia un’idea come un’altra. Il fascismo non è un’idea, è un crimine, e non deve avere alcun tipo di spazio. Solo nella notte intellettuale dei liberal, dove tutte le vacche sono indistintamente nere, è possibile concepire approssimazioni di questo tipo.

Le circostanze hanno dimostrato che gli annunci di ritirata dal Salone siano stati la chiave per condizionare il dibattito pubblico e fare in modo che la politica prendesse posizione e si attivasse. Questo è fondamentale, perché non possiamo permetterci di aspettare che le procure facciano il loro lavoro indipendentemente: il lassismo nei confronti di Casa Pound è ormai una prassi, le aggressioni neofasciste restano sistematicamente impunite. Scegliere la presenza, al posto del No platform, andare con migliaia di bandiere, libri e cartelli avrebbe lasciato tutto invariato. Infatti se Salvini si fosse presentato (ammesso che questa non sia stata, come invece sembra, una fake news), avremmo perso comunque dal punto di vista della visibilità, visto che la copertura offerta dai media avrebbe riguardato lui, mica noi.

Ancora di più è sbagliato pensare che uscendo da un evento si lasci spazio ai fascisti. Contrariamente a ciò che ha sostenuto Michela Murgia, un evento non è un quartiere, una piazza, una città. Un evento è un evento, ha un comitato organizzatore, è qualcosa su cui si può agire chiedendo la rimozione delle cellule cancerogene neofasciste.

Non si può parlare di Aventino, riferendosi al No Platform. Le differenze sono abissali e mi ricordano una regola generale che dovremmo seguire tutte e tutti: utilizzare bene i paragoni storici è fondamentale per evitare di confondere le acque. In questo caso non c’erano scranni parlamentari né votazioni. Lo spazio che si sarebbe lasciato ai fascisti non era effettivo e non avrebbe portato alle conseguenze del 1924. Quanto fosse piccolo o grande lo stand non contava nulla: il problema è sempre la legittimità concessa o negata.

Il libro-intervista di Salvini sembra essere proprio un finanziamento indiretto del Ministro degli Interni a CPI

Abbiamo a che fare con neofascisti, convinti, ideologizzati, organizzati e disposti a tutto. Sono pericolosi. Dobbiamo smettere di sottovalutarli. Stiamo parlando di gruppi spesso legati al mondo del crimine. CPI si finanzia anche con questa media company: Altaforte è editore del giornale online ufficioso di CPI, Il Primato Nazionale; hanno un canale YouTube; hanno rubriche sui giornali, ospitate in TV… E qui arriviamo al punto piú interessante: il libro-intervista di Salvini sembra essere proprio un finanziamento indiretto del Ministro degli Interni a CPI, probabilmente frutto di un accordo fatto prima delle elezioni politiche. CPI e Lega arrivavano da un periodo di luna di miele, con tanto di manifestazioni nazionali fianco a fianco: all’improvviso, la riconfigurazione del nuovo centrodestra e la necessità di cannibalizzare Berlusconi hanno portato a una ridefinizione dei rapporti. Ci si sarebbe aspettata una certa asprezza, o comunque un atteggiamento critico da parte di CPI verso la Lega, che aveva tradito l’alleanza fatta in precedenza. Adesso stanno ricevendo il compenso promesso e tra pochi giorni andranno alle elezioni insieme. Sì, non se ne parla, ma Lega, CPI e FN confluiscono nello stesso gruppo europeo. Presumibilmente, nel caso in cui dopo le elezioni Salvini decidesse di far saltare il governo, e non si riuscisse a trovare altra maggioranza, i neofascisti potrebbero avere addirittura un ministero nell’eventuale prossima coalizione a trazione salviniana. Dopo le Europee, infatti, sembra difficile pensare ad un futuro per Forza Italia: Toti si è giá mosso nella direzione di formare un nuovo partito, Santanchè è già entrata in FdI. L’ultimo baluardo del Cavaliere è Tajani, che comunque ha già aperto ai fascisti un mesetto fa, con il classico “ha fatto anche cose buone”. Potrebbe delinearsi uno scenario in cui il centro destra si ricostruisce interamente attorno a Salvini, con FdI da un lato e CPI dall’altro, fino a far penetrare i fascisti nel centrodestra. Ecco perché CasaPound ha bisogno di continua legittimazione. La presenza di Altaforte al Salone è un tassello verso la normalizzazione progressiva del neofascismo a cui stiamo assistendo, con l’involontario assist dei media liberali, che ha lo scopo di preparare il campo all’ingresso di questi movimenti in una possibile nuova configurazione del governo.

Ora però non bisogna cullarsi su questa piccola vittoria

Nello storytelling mediatico mancava però una mossa di distrazione di massa. Eccola qua: la risposta sulla Cannabis che diventa droga. Una farsa evidentemente scritta dai tre sceneggiatori degli Occhi del Cuore. Anche per questo tutti quelli che hanno forzato la politica a prendere una posizione e quindi il Salone a estromettere Altaforte hanno agito bene: si è tornati a parlare di antifascismo non solo come un derby tra fascisti e comunisti, come detto dal ministro il 25 Aprile, ma come una necessità della democrazia e una pratica di tutti e tutte. Ora però non bisogna cullarsi su questa piccola vittoria: continuiamo a tentare di mettere il ministro all’angolo su un tema che chiaramente lo mette in difficoltà e che costringe la narrazione mediatica a cambiare i propri schemi. Facciamolo con la presenza sui territori, con i presidi, con la forza politica e con il mezzo legale. Fissiamo dei paletti, tracciamo una linea, perché ognuna e ognuno di noi possa svolgere la propria azione di resistenza. Dal Salone, alle università, dai quartieri del centro alle periferie, lasciamo loro sempre meno spazio. No platform for fascists.