Hot topic / 5 min

Pubblicità regresso

Epic fail dopo epic fail, la storia delle ridicole campagne pubblicitarie governative sembra non avere mai fine. Oggi il paragone tra omofobia e chaetofobia è servito.

Pubblicità regresso

parole di:

Oggi, 17 maggio, giornata mondiale contro l’omofobia, il governo più reazionario della storia della Repubblica Italiana ha pensato di far uscire sulle reti Rai una pubblicità progresso contro l’omofobia.

Come è possibile che questo governo promuova una simile campagna? Lo stesso governo il cui ministro per la famiglia ha dichiarato che le famiglie arcobaleno non esistono, lo stesso governo il cui ministro degli interni, imbracciando in una mano il rosario e nell’altra il fucile, ha stabilito che nei moduli per le carte d’identità si trovi scritto padre e madre, invece che genitore 1 e 2 (grande problema di tutti e tutte sapere se essere l’1 o il 2).

La pubblicità compara l’omofobia a altre “fobie”, come la chaetofobia, l’hilofobia o la cromatofobia, cioè delle paure irrazionali verso oggetti e situazioni. Paure che comportano angoscia, stati d’ansia, attacchi di panico e che ci paralizzano. L’omofobia sarebbe dunque una paura irrazionale per lesbiche, gay, bisex, trans. Un timore che ci attanaglia, che ci provoca stati d’ansia, che ci induce a scappare davanti al Gay Pride in preda a un attacco di panico, terrorizzati come davanti a un topo o a un ragno. Uno stato psicologico soggettivo, che dipende dalle esperienze passate, da traumi e episodi che hanno lasciato un segno indelebile nella nostra memoria. Combattere l’omofobia in questo senso ha lo stesso valore di combattere la fobia per i topolini. Poveri topi, sempre maltrattati da tutti.

L’omofobia non è questo. Non è questo ciò di cui stiamo parlando. Non è questa l’omofobia contro la quale chiediamo una legge da anni

Non è questa l’omofobia contro la quale chiediamo una legge da anni (e che la sinistra non è mai stata capace di approvare, almeno a livello nazionale). L’omofobia è un comportamento sociale, un atteggiamento culturale, la discriminazione sistematica nei confronti delle persone omosessuali, bisessuali, trans in quanto tali. Se GAY significa “Good As You” (io sono buono come te che sei etero), l’omofobo è chi dice no, tu non sei buono come me, io posso licenziarti, insultarti, picchiarti, minacciarti di morte e pure ucciderti. Perché la tua vita non vale nulla. Sei un pervertito che sconvolge l’ordine naturale patriarcale e maschilista. Ti discrimino, ti vesso, ti molesto perché mi fai schifo per quello che sei. È analogo al razzismo, in cui questi atteggiamenti vengono portati avanti verso persone con un colore della pelle diverso. Analogo al sessismo, dove questi atteggiamenti sono condotti verso le donne che non stanno al loro posto. È una gerarchia di valori e di precedenza: prima i maschi bianchi etero, poi le donne bianche etero, poi i neri, poi i gay, poi i trans. Si tratta di un atteggiamento di pregiudizio e discriminazione, analogo al sessismo. Come le donne vengono discriminate sulla base della loro appartenenza al sesso, così gay, lesbiche, bisex e trans vengono discriminati in base al loro orientamento sessuale e alla loro identità di genere. Sono atteggiamenti qualche volta sottili, qualche volta eclatanti. La risatina di scherno sull’autobus, la presa in giro per un atteggiamento non proprio da stallone italico, il colore della maglietta, la signora che chiede di evitare di tenersi la mano o di baciarsi perché “ci sono i bambini”, il pestaggio organizzato all’uscita dalla discoteca, i genitori che cacciano di casa la figlia, perché una figlia lesbica è un disonore, o che la costringono alle “cure riparative” o a umilianti esorcismi. L’omicidio. L’omofobia è strisciante in italia, come lo è il sessismo.

Abbiamo bisogno oggi di una legge che protegga le persone lesbiche, gay, bisex e trans dagli attacchi d’odio e violenza che sono diretti contro di loro. Come abbiamo avuto una legge contro il femminicidio per via del sessismo, così abbiamo bisogno di una legge antidiscriminazione contro l’omofobia, per lanciare un segnale forte che lo stato non tollera che la libertà degli individui venga limitata, la loro integrità personale danneggiata e la loro vita strappata. Ma non basta questo, serve anche una cambiamento di mentalità, un lavoro culturale che sconfigga gli stereotipi. Come è necessario sradicare il maschilismo e il sessismo, lo stesso deve essere fatto contro la mentalità che vede gay, lesbiche e trans figlie e figli di un dio minore, scarti che mettono in crisi il potere patriarcale e la figura del maschio dominatore, scopatore di femmine, che non deve mai chiedere e piangere.

E a chi dice che non viviamo in un paese omofobo, che i gay non devono temere nulla, che non esiste nessuna discriminazione, come disse Feltri: “Milano è un vivaio di finocchi”, rispondiamo che questa affermazione dimostra proprio che le cose non stanno così. Rispondiamo che secondo il rapporto dell’ILGA su 49 paesi europei in merito a rispetto dei diritti LGBT l’italia si colloca solo al 34esimo posto. Rispondiamo con i dati inquietanti forniti da Gay Help Line e Gay Center, che testimoniano un incremento delle aggressioni e delle intimidazioni.

L’articolo 3 della nostra Costituzione recita “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. Non abbiamo bisogno di psicologi che ci aiutino a combattere la fobia l’ansia che proviamo nei confronti delle persone LGBT, ma di leggi che ci rendano davvero tutti eguali. Che diano pari dignità a tutti gli esseri umani. Che non si debba aver paura di camminare per strada mano nella mano. Che non si debba aver paura di darsi un bacio. Che non si debba aver paura di perdere credibilità, di essere licenziati, di essere bullizzati, di essere uccisi.

La storia degli epic fail delle pubblicità progresso è sterminata.

Ma questo tipo di pubblicità non sono certo delle novità. La storia degli epic fail delle pubblicità progresso è sterminata. Ha fatto scuola la pubblicità degli anni ‘90 per la lotta all’HIV, dove i portatori del virus venivano equiparati a degli untori e che si concludeva con la lapidaria sentenza “Se lo conosci lo eviti. Se lo conosci non ti uccide”. Un invito all’emarginazione e all’esclusione. E dopotutto sembrava proprio questo volesse fare, evidenziando i contagiati con quell’alone viola, bersagli da prendere di mira, portatori di una lettera scarlatta, di un marchio di infamia di cui non erano responsabili.

Più vicino a noi abbiamo avuto la campagna della ministra Lorenzin per aumentare le nascite: il fertility day. Che faceva pandant con un altro day, il “family day”. “La bellezza non ha età. La fertilità sì!”. Messaggio arrivato direttamente all’utente selezionato. Care donne, su, fate figli, non aspettate, abbiamo bisogno di braccia che paghino le nostre pensioni. Poi se mantenerli costa troppo, alle volte anche perdere il lavoro, se gli asili pubblici non ci sono, le liste d’attesa sono infinite, se quelli privati costano un occhio della testa, se i nonni non sono ancora in pensione o non possono badare ai loro nipotini, questi sono problemi vostri. Dopotutto è colpa delle donne se non si fanno più figli. Si sono emancipate. Pensano alla carriera e a non perdere la linea. Basta, tornatevene a casa a fare le casalinghe. E sfornate un’italica prole per la nostra amata patria. Dio vi proteggerà. E così abbiamo pure santificato il trittico Dio, Patria e Famiglia. Sono ironico ovviamente. Lo so, dovrei citare anche quella scritta da Giovanardi contro l’uso di sostanza stupefacenti, ma è più forte di me, non ce la faccio.

Quest’ultima pubblicità, come quelle appena citate, se verrà messa in onda costituirà un ulteriore regresso, non un progresso.

Quest’ultima pubblicità, come quelle appena citate, se verrà messa in onda costituirà un ulteriore regresso, non un progresso. Abbiamo bisogno di riconoscere l’uguaglianza, la pari dignità. Abbiamo bisogno di rispetto e protezione. Accumunare l’omofobia a qualsiasi altra fobia equivale a legittimare coloro che sostengono che i gay siano diversi e debbano essere discriminati.

No. Gay, lesbiche, bisessuali, transessuali non sono cittadini di serie B, hanno gli stessi diritti di tutti, il diritto a avere una vita familiare, alla sicurezza, al riconoscimento.

Questo significa lottare contro l’omofobia.