Sottosopra / 6 min

La patente per genitori

E se gli etero dovessero dimostrare di essere buoni genitori così come devono farlo i gay? Nel dibattito sulle adozioni gay si sente spesso che sono sbagliate per il benessere del bambino. Ma se questo principio fosse esteso anche alle coppie etero che vogliano avere un figlio in modo "tradizionale", non avremmo genitori. Né etero, né gay. Una storia mette in scena questa distopia.

La patente per genitori

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Cristina e Ferdinando si tengono per mano quando entrano dentro il Palazzo di Giustizia. Sono venuti qui qualche mese fa quando avevano presentato la domanda per avere un figlio. Adesso la Corte per l’attribuzione della patente di genitori li ha convocati per l’udienza che deciderà se possono o meno avere figli. Posso solo immaginare l’ansia. Li seguo da lontano, come da accordi, sono solo un giornalista. Non possono permettersi di sbagliare un passo, vogliono avere un figlio e questa è l’occasione che hanno per averlo.

Si accomodano nella sala d’attesa. Sfogliano la documentazione per vedere se è tutto a posto. I certificati di nascita, lo stato di famiglia che attesta il loro stato di coniugati, la dichiarazione di assenso di entrambi a avere un figlio e a essere disposti a prendersene cura, i certificati medici e genetici, le loro buste paga e la dichiarazione dei redditi, il certificato del casellario giudiziario. Estraggono dalla borsa un faldone enorme. Sono tutte le perizie degli psicologi e degli assistenti sociali, che in questo periodo hanno fatto visite continue alla loro casa, e ai cui interrogatori si sono dovuti sottoporre. Ricontrollano ancora una volta. C’è proprio tutto.

Speriamo che il giudice sia clemente. Cristina mi dice che sua zia ha avuto un cancro al seno e che le hanno fatto l’esame dei geni BRCA1 e BRCA2 per vedere se erano mutati. A me quelle sigle fanno un po’ ridere, sembrano il nome di un gioco o di un’automobile. Ma capisco che per lei sono importanti. L’esame genetico ha rilevato che anche lei è portatrice della mutazione. Mi spiega che avere i geni mutati vuol dire che si è solo predisposti al cancro e non che lo si avrà di sicuro. Che se gli concederanno il patentino per avere un figlio si sottoporrà a un intervento chirurgico preventivo. Come l’Angelina Jolie mi dice. Si è preparata bene Cristina. Ha studiato anche le possibili risposte. So di coppie a cui è stato rifiutato il patentino perché erano portatori di mutazioni genetiche trasmissibili al figlio. La corte in genere è molto attenta a queste cose. Vuole che i figli nascano sani, che siano messi nella condizione migliore possibile.

Ferdinando invece è preoccupato per la sua busta paga. Lavora in fabbrica e l’anno scorso, la crisi, ha fatto un mese di cassa integrazione. Quest’anno ha lavorato tutti i giorni, mi spiega. La crisi è passata e non c’è rischio di essere licenziato. Anzi l’azienda per cui lavora ha preso nuovi lavori in Cina. Anche lui è preparato. Sembra una macchinetta quando spiega gli utili che ha fatto la sua azienda. Forse dovrebbero dargli una promozione nel settore vendite. Anche questo è un criterio su cui la corte sta attenta. La sicurezza economica è importante per un figlio.

Ma il mio sguardo cade inevitabilmente sul plico di fogli degli assistenti sociali e degli psicologi. Il loro sguardo segue il mio. Li hanno letti, quei pareri in duplice copia. E anche i giudici li hanno letti. Sanno quali domande aspettarsi. Saranno in grado di crescere un figlio? Di dargli tutto l’amore possibile? Di non farlo crescere complessato o con qualche turba pesante?

Sento un rumore di tacchi a spillo che si avvicina. È il loro avvocato. Sorride a tutti quanti, ci stringe le mani e li rassicura. Incominciano a fare il ripasso delle battute. Li ha preparati bene. Mi allontano. L’udienza è privata, io da spettatore devo accontentarmi del prima e del dopo. Ma non voglio infierire e spero che il loro sogno si realizzi.

Sono ormai dieci anni che questo sistema è in vigore e comincia a dare i suoi frutti. La natalità è diminuita ancora, ok, ma i bambini sembrano tutti stare bene e i casi di maltrattamenti o abusi sono spariti. Sembra davvero che il bambino sia al centro di tutto e riceva il massimo delle cure. Sempre.

Tutto cominciò con la discussione se estendere o meno la possibilità di adottare alle coppie dello stesso sesso.

Ricordo quei momenti, qualcuno timidamente aveva fatto la proposta. E subito le urla delle obiezioni. Dobbiamo pensare ai bambini! Una coppia gay non può crescere un bambino o una bambina. Servono una mamma e un papà. Poi viene gay o lesbica. Sarà preso in giro dai compagni. Con chi si confronterà quando arriveranno le mestruazioni o comincerà a crescere la barba? Per crescere bene serve una persona del sesso opposto e una del proprio. I gay non sono capaci di crescere un bambino. Allora perché non far adottare anche agli incapaci? Ai malati mentali? Ai sadici e ai pedofili?

Argomenti deboli si dirà oggi. Anche falsi, visto che i dati sui bambini cresciuti da coppie omogenitoriali ce li abbiamo e dimostrano che quei bambini stanno bene tanto quanto gli altri, non hanno problemi psicologici, e soprattutto non sono venuti su gay o lesbiche (se non in piccola parte, quella fisiologica della percentuale della popolazione LGBT nel mondo).

Ricordo allora che una parlamentare dedita alla causa dell’uguaglianza rispose: ma noi ci preoccupiamo del benessere dei bambini solo per le coppie gay. Ma due etero qualsiasi che fanno sesso possono avere un figlio così, senza che nessuno eccepisca nulla. Solo per il fatto che sono un maschio e una femmina. Che hanno due apparati genitali diversi e funzionanti. Possono essere i migliori genitori del mondo. Ma possono essere anche due tossicodipendenti, due aguzzini sadici, due assassini, due comunisti, il peggio del peggio che c’è nel mondo e nessuno ha da dire niente.

Se uno i figli li fa col metodo tradizionale, tutti possono. Tutto va bene. Ma se una coppia cerca di adottarli, allora arrivano i controlli. Medici, economici, giudiziari e soprattutto psicologici. E se una coppia è composta da due uomini o da due donne, peggio che mai. Allora proprio no. Se davvero ci preoccupiamo del benessere dei bambini, perché facciamo questi controlli solo nel caso delle adozioni? Perché tiriamo fuori questi argomenti solo nel caso delle coppie etero? Sono davvero i bambini la nostra preoccupazione. Bene: mettiamo un patentino. La patente per fare il genitore. Facciamo come nelle adozioni: un tribunale decide se si è idonei. Se lo si è, via libera a avere un figlio. Altrimenti niente. (Sai poi che bell’aumento di consulenze legali?)

Tutti ridevano a questa provocazione. E come fai a controllare la riproduzione fatta con il sesso? Se ne uscì timido timido uno scienziato: un modo ci sarebbe. Degli anticoncezionali a lunga durata, impiantati sotto pelle. Se rimossi si torna a essere fertili. Se lasciati sotto pelle, si è sterili.

Ridevano. Ma alla fine la proposta venne portata in parlamento.

Nessuno ha mai capito bene come, ma venne approvata. Tant’è che ora mi trovo qui in questa anticamera del tribunale a aspettare che Ferdinando e Cristina escano da quell’aula.

Finalmente li vedo uscire. Ferdinando sorride a metà, Cristina invece piange. Lui si avvicina e mi spiega che non è andata né bene né male. Per quest’anno non se ne fa nulla. Ma la corte non ha decretato che sono inadatti. Devono solo aspettare un po’ per vedere se la loro situazione rimane stabile. L’anno prossimo devono ripresentarsi di nuovo per una nuova udienza.

Adesso ci preoccupiamo del benessere dei bambini. Che nascano e crescano in una famiglia adatta. Non come prima, quando tutti potevano averli e si creavano le peggio situazioni immaginabili. Il patentino serve, salva i nostri figli da situazioni mostruose. Pensate a nascere in una famiglia razzista o omofoba. Chi vorrebbe mai? Anche se Cristina e Ferdinando mi sembravano una bella coppia, avranno la possibilità di riprovarci l’anno prossimo. E se nulla sarà cambiato, evviva, bimbo in arrivo!

In bocca al lupo Ferdinando e Cristina. A voi e a vostro figlio vi auguriamo il meglio.