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Notav: alta felicità a bassa velocità.

Negli ultimi giorni i media hanno descritto i notav come un gruppetto di criminali, ma in realtà incarnano due concetti alla radice della sinistra: conflittualità e costruzione di comunità.

Notav: alta felicità a bassa velocità.

Negli ultimi giorni la rappresentazione mediatica del movimento notav da parte di politici e media mainstream sembra descrivere un gruppetto acefalo di criminali mosso da uno spirito dionisiaco di distruzione. Ma chi conosce i notav e segue le vicende sull’imposizione della linea a alta velocità torino-lione non può che vedere un movimento che agisce seguendo obiettivi precisi e che incarna due concetti alla radice della sinistra: conflittualità e costruzione di comunità.

La stampa, 23/7/2019, articolo di Lodovico Poletto

Account Twitter di Matteo Salvini, 22/7/2019

Account facebook di Matteo Salvini, 25/7/2019

Il recente riaccendersi della protesta è dovuto all’esigenza di mettere al centro la questione notav in occasione della decisione di comunicare alla UE l’accettazione dei fondi europei per la costruzione della linea ferroviaria, che è avvenuta ieri, 26 luglio, e che era stata annunciata lo scorso martedì durante una diretta facebook da parte di Giuseppe Conte. Dopo un anno di attesa, in cui il movimento ha aspettato gli sviluppi sulla tav da parte del nuovo governo M5S-lega, si è deciso di intervenire. Le rappresentazioni degli ultimi scontri sono servite ai media antigovernativi per evidenziare le fratture nel governo e per farsi portavoce di moderazione contro una macchiettistica “ala anarchica oltranzista”. Come se non bastasse, un’ulteriore strumentalizzazione di questa lotta continua a monopolizzare le dichiarazioni degli esponenti del governo, tra il paternalismo di Giuseppe Conte, che giustifica la scelta in favore della tav per esigenze economiche, come farebbe “un buon padre di famiglia”, e un blando movimentismo notav rappresentato da Danilo Toninelli e Beppe Grillo. 

È strano: una questione locale come la costruzione di un tunnel in una valle del piemonte è diventata, sia per chi è favorevole si per chi negli ultimi trent’anni si è opposto, un problema centrale che molto spesso ha superato il problema specifico del tunnel per diventare una opposizione tra diverse idee di sviluppo. Il tav per la mediaticità che ha ottenuto negli ultimi anni è diventato il paradigma dell’idea di sviluppo sostenute dalle diverse parti. Da un lato c’è chi, favorevole, crede che la costruzione di un tunnel possa far ripartire un’economia in crisi, mentre dall’altro c’è chi dice che la costruzione della linea a alta velocità altro non sarebbe che uno spreco di soldi che andrebbero spesi in altro modo: messa in sicurezza dei territori e della scuole, investimenti sulla sanità e sul welfare. È per questi motivi che il tav negli ultimi anni è spesso stato al centro della contesa politica. In particolare, dalla nascita del governo giallo-verde la tav, dopo alcuni anni di relativo silenzio è tornata al centro del dibattito come tema fortemente divisivo per il governo. Il movimento 5 stelle è il partito presente in parlamento che più di tutti si è speso contro il tav anche come forma di opposizione al partito democratico, che ha fatto della costruzione dell’opera un obiettivo centrale, specie negli ultimi anni. 

Account twitter di Matteo Renzi, 26/7/2019

Account twitter di Stefano Esposito, PD, 24/7/2019

D’altro canto la lega, uscita vincente dalle ultime elezioni nei comuni della val susa, in precedenza roccaforte elettorale grillina, ha sempre sostenuto la necessità di costruire l’opera anche se con qualche forma di ambiguità a seconda del momento politico. In autunno i bandi per l’apertura del cantiere erano stati al centro di un durissimo scontro interno al governo che vedeva da un lato Di Maio e Toninelli e dall’altra Salvini accusarsi reciprocamente di usare il tav strumentalmente per fare saltare il banco della trattativa di governo: allora la disputa si concluse con una pace bianca dalla quale nessuno usciva vincente e nessuno perdente. I giornali allora dissero “rimandano la decisione a dopo le elezioni”. Oggi infatti la questione si è riaperta e ha visto uscire di nuovo sconfitto il movimento 5 stelle, imbarazzato di fronte all’evidenza di non essere riuscito a “bloccare l’opera in due settimane”, come prometteva Di Battista in campagna elettorale.

Per il movimento 5 stelle fermare i bandi sarebbe stato semplice

infatti sarebbe bastato fare leva sulla maggioranza di cui godono nel consiglio dei ministri o mettere la fiducia sulla votazione in parlamento. Invece, per l’ennesima volta, negli stessi giorni in cui la camera pone la fiducia sul decreto sicurezza bis, il movimento 5 stelle decide di tenere un profilo di testimonianza per quanto riguarda l’opposizione alla costruzione dell’alta velocità.

La risposta del movimento non si è fatta attendere : non ci sono governi amici.

Non ci sono oggi e non ci saranno mai, perché gli interessi dietro al tav sono troppi e l’unica opposizione credibile all’opera è quella dal basso. Così l’appuntamento che hanno lanciato è per oggi, 27 luglio, alle 13.30 al campeggio alta felicità (anniversario dello sgombero della libera repubblica della maddalena) per fare una passeggiata fino al cantiere. I liberali e i loro giornali diranno le solite cose, cioè “che siamo sporchi brutti e cattivi”, come ha detto l’attivista Lele Rizzo dal palco del festival, “forse saremo anche sporchi brutti e cattivi, ma siamo felici quando loro sono preoccupati, perché vuol dire che stiamo facendo le cose giuste”.


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Il movimento non è solo conflitto, è anche costruzione di comunità, basta fare un giro in val di susa in questi giorni per rendersene conto. 

Appena girata l’ultima curva prima di arrivare all’ingresso del festival alta felicità si iniziano a intravedere, nascoste in mezzo agli alberi in cerca di ombra, le prime tende. Poi, metro dopo metro, iniziano a moltiplicarsi fino a diventare migliaia, forse decine di migliaia: tende di tutti i tipi e di diversi colori. Ci sono quelle gigantesche, di chi si è organizzato per bene e ha portato con sé anche i tavoli pieghevoli, le sedie e i fornelli. Ci sono quelle più piccole abbandonate lì senza picchetti, senza nulla dentro, chiaramente di qualcuno che ha deciso all’ultimo di unirsi al festival e che si è portato dietro la tenda solo per evitare di finire la propria serata a dormire in mezzo al prato. C’è anche chi, la scelta di dormire guardando le stelle, l’ha fatta consapevolmente e ha portato solo qualche maglietta di ricambio. 

Superate le tende si arriva all’ingresso, trafficatissimo. Gente che arriva, gente che va, il via vai delle navette guidate da decine di volontari e volontarie, sempre piene sia a salire che a scendere. Subito dopo l’ingresso ci si trova all’interno di uno spiazzo che ha tutte le caratteristiche della sagra di paese: grigliata e patatine, bar che dispensano birra e vino, banchetti con magliette e bandiere. Poco più avanti inizia una stradina, lunga qualche centinaio di metri, che porta all’arena dove si tengono quattro giorni di concerti.

Che cos’è alta felicità? Una sagra particolarmente ben riuscita in quel di venaus? Un festival musicale simile a tanti altri che si svolgono durante l’estate? Alta felicità è qualcosa in più. È un momento di condivisione costruito da decine di militanti del movimento notav, un festival completamente gratuito grazie alla scelta di tante persone di dare una parte del loro tempo per rendere possibile questa esplosione di felicità, grazie a decine di artisti che hanno deciso di rinunciare al proprio cachet facendo una scelta politica precisa, decidendo di mettere la propria faccia a sostegno del movimento notav. Ma il festival alta felicità non è solo questo, è anche un punto di incontro per decine di migliaia di persone da tutta italia, militanti e non, un posto dove incontrarsi, discutere, confrontarsi su come sia andato l’anno di lotta nei vari territori: significa costruire comunità a partire da conflitti sociali. Conflitti e comunità, l’essenza della sinistra che si realizza in un momento di gioia. Ogni anno decine di migliaia di persone si ritrovano in un paesino di meno di mille abitanti per partecipare a un festival musicale e per dire che non vogliono che la montagna venga distrutta da un’opera ciclopica come il tunnel. Sui terreni dove si svolge, nel progetto originale del tav avrebbe dovuto sorgere da oltre 5 anni il cantiere del tunnel. Ma quei terreni l’8 dicembre 2005 (giornata simbolicamente fondativa per il movimento notav), sono stati ripresi dal movimento, superando i giorni difficili dello sgombero che da lì aveva spostato il presidio permanente del movimento. Questo festival in questo luogo ha quindi un significato particolare, rappresenta la forza del movimento notav.

Come è possibile che in un paese così piccolo e rinchiuso in una valle stretta e angusta come quel tratto di valle si possano ritrovare decine di migliaia di giovani assieme a centinaia di pensionati che ignorano ogni barriera intergenerazionale? Come è possibile costruire questa sinergia quasi irreale tra persone che vivono in val di susa e le decine di migliaia di persone che vengono da ogni parte d’italia? Per rispondere in modo completo a questa domanda servirebbe scrivere un intero libro di antropologia della vallata, un libro che inizierebbe con l’abitudine alle comunicazioni con la francia, che si trova proprio dietro alle montagne, continuerebbe con una tradizione di lotte e solidarietà negli anni settanta, quando le lotte operaie scoppiate nella vicina torino arrivarono molto velocemente a coinvolgere anche le principali città della valle: susa e bussoleno. Questa è, in breve, la storia della valle che fa da sfondo alla storia del movimento notav. Una storia che ha un presente e che avrà un futuro.