Il reddito di base si inchina al padrone

Il reddito di base rafforza il dominio del denaro nelle nostre vite. Non c’è nulla di sovversivo al riguardo. Anche se sfuggissimo al lavoro grazie all'UBI, vivremmo ancora nelle condizioni che caratterizzano il capitalismo: valore, merci e denaro.

Il reddito di base si inchina al padrone

Il dibattito sulla questione se il reddito di base universale (UBI) dovrebbe essere un progetto fondamentale della sinistra si sta intensificando. Considerato come una richiesta di transizione, i suoi difensori suggeriscono che l’UBI sia la soluzione alla crisi del lavoro salariato così come una buona e realistica utopia. I suoi oppositori non sono d’accordo, inclusa me. Ho esposto le ragioni sul perché dovremmo guardare all’UBI come a una cattiva utopia in un articolo per development and change. Qui mi limiterò a segnalare, ancora una volta, l’elefante nella stanza: il problema del denaro. Sappiamo che l’imperativo del denaro per la sopravvivenza umana crea ogni tipo di problema e di miseria in questo mondo. La mia domanda è semplice: la distribuzione universale di denaro risolverà o rinforzerà questi problemi?

La celebrazione dell’UBI come la utopia per la sinistra nelle circostanze attuali è molto preoccupante. La questione su che cosa sia il denaro è scomparsa dall’orizzonte della sinistra e adesso è discussa solamente in alcuni piccoli circoli marxisti. Tutto questo non è un bene. La mancanza di dibattito sul denaro impedisce a coloro che difendono il diritto dei cittadini a un reddito di capire che cosa il denaro sia realmente. Il vero problema con cui ci confrontiamo, non è né la mancanza di denaro, né un buon modo di distribuirlo, di cui l’UBI è un esempio. Il problema è la dipendenza degli esseri umani dal denaro per l’esistenza.

Diventa complice di menelique magazine, è uscito il numero uno, I futuri del lavoro›, con un articolo di Ana C. Dinerstein.

Lucidare la gabbia dorata

Il denaro non è solo un mezzo di scambio. Il denaro incarna le relazioni sociali capitaliste di espropriazione, sfruttamento e subordinazione. Marx ha criticato gli economisti politici come Adam Smith per aver creduto che il denaro fosse un mero strumento di amministrazione con nessuna importanza economica. Ha rivelato che nelle società capitaliste non è una mediazione innocua per lo scambio di mercato. È una concreta espressione del valore, la cui sostanza è il lavoro astratto. Il valore è materialmente e visibilmente espresso in forma di denaro.

In quanto il denaro è la più astratta forma di proprietà capitalista, esso è sia il mezzo di scambio tra ‹eguali› cittadini e la prova dell’espropriazione del lavoro. Il denaro non è un fenomeno economico ma una forma di dominio politico. La sua esistenza ci impone di averne bisogno per sopravvivere. Dato ciò, è sbalorditivo che una ingente distribuzione di denaro sia la migliore utopia che le forze progressiste possano inventarsi.

L’UBI si conforma al dominio del denaro sugli esseri umani, e se verrà approvato sarà amministrato dallo stato capitalista. Questa non è affatto un’utopia.

L’idea che l’UBI soddisferà un diritto umano è assurda. Al contrario, l’UBI diluirà, e quindi contribuirà a nascondere, la nostra contraddizione quotidiana di essere sia parte del proletariato sfruttato sia cittadini pseudo liberi nella sfera politica. Questa separazione è più concettuale che empirica e distinguere i due è la chiave per la continuazione del capitalismo. L’UBI non contesta le condizioni per mantenere questa separazione. Invece, rafforza il mito del ‹libero cittadino› e il suo ‹diritto umano al denaro›.

L’argomento secondo cui, come richiesta transitoria, l’UBI ci libererà dal lavoro capitalista dimostra che i suoi sostenitori fraintendono la natura del lavoro capitalista in una società capitalista. Anche se sfuggissimo al lavoro tramite l’UBI, vivremmo ancora nelle stesse condizioni e relazioni sociali che caratterizzano la società capitalista: valore, merci e denaro. L’UBI ci farà andare avanti, forse. E riconosco la differenza nella qualità della vita tra coloro che hanno un lavoro ben retribuito, tra chi ha un lavoro mal pagato e lavora in condizioni miserabili, e tra chi non un lavoro non ce l’ha affatto. Ma non illudiamoci. Per un critico del capitale non c’è una cosa come un ‹buon lavoro›. Come ho sostenuto assieme a Mike Neary in The Labour Debate, essere senza lavoro e lavorare nel mondo contemporaneo sono entrambe forme di morte vivente.

L’UBI si inchina al padrone. Contribuirà alla perpetuazione e alla subordinazione degli esseri umani al denaro, che, come disse una volta Marx, ‹trasforma tutte le qualità umane e naturali nei loro opposti… la forza divina propria del denaro risiede nella sua essenza in quanto è l’essenza estraniata, che espropria e si aliena, dell’uomo come essere generico. Il denaro è il potere alienato dell’umanità›.

Il potere sociale del denaro, che ci obbliga a lavorare, continuerà a distorcere e erodere ciò che resta della nostra umanità. Il denaro è l’espressione materiale della proprietà capitalista. La caratteristica più importante del capitalismo, intanto, è la subordinazione della riproduzione sociale della vita al denaro. Dati entrambi, come potrebbe l’UBI renderci liberi e liberi da cosa esattamente?

 

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L’UBI non porterà dignità

C’è un altro argomento che deve essere riconsiderato anche dai sostenitori dell’UBI: che l’UBI porterà dignità nella misura in cui garantirà l’esistenza materiale. Per un critico del capitale, l’UBI non può portare dignità. L’esistenza materiale non è sinonimo di dignità. Gli schiavi avevano assicurata la loro esistenza materiale dal padrone che li possedeva. Vivevano con dignità? Gli speculatori delle imprese ricche hanno la loro esistenza materiale salvaguardata, ma hanno dignità?

Dovremmo cercare altrove l’ispirazione. La nozione di dignità degli zapatisti è esemplare. La dignità è sinonimo di autodeterminazione; è sovversiva e rivoluzionaria. Non ha nulla a che fare con il possesso di qualcosa, figuriamoci ricevere denaro da un centro di potere e violenza che è decisivo per la riproduzione delle relazioni di classe. La dignità viene da una rabbia nobilitata a dignità. Chi ha dignità non si inchina al padrone. Gli sputa in faccia.

E allora? Esistono molti progetti artistici, sociali, politici, culturali e economici che mirano a creare alternative al mondo del denaro. Forse, invece dell’UBI, dovremmo iniziare a pianificare come supportare, espandere e moltiplicare questi esperimenti del futuro nel presente.

Il capitalismo non può darci libertà o dignità. Dobbiamo prenderceli. Fortunatamente, coloro che sono coinvolti ne ‹l’arte dell’organizzazione della speranzastanno aprendo fronti di possibilità politiche. Seguono un principio semplice e potente suggerito da Audre Lourde: ‹Gli strumenti del padrone non smantelleranno mai la casa del padrone›.

 

Traduzione di Matteo Cresti

 

Photo by Jp Valery on Unsplash. Si ringrazia Neil Howard e OpenDemocracy. Pubblicato originariamente su OpenDemocracy