NET02 La città muta, #2 / E04

Il Sahara urbano visto dal cielo

African Cities Reader è una rivista biennale che unisce autori e autrici provenienti dall’Africa e dal mondo intero per sfidare l’attuale rappresentazione della vita urbana nel continente africano. È prodotto dalla collaborazione di Chimurenga e di African Centre for Cities all’Università di Città del Capo, Sudafrica.

Il Sahara urbano visto dal cielo

Nouakchott è la capitale della Mauritania, creata ex nihilo nel 1960 in mezzo alle dune di sabbia. Non è presente nessun ostacolo fisico all’espansione urbana – Nouakchott ospita più di due milioni di abitanti – né alla speculazione. Fino a poco tempo fa era una di quelle “città ordinarie” considerate “fuori dalla mappa” (Robinson, 2002), Nouakchott non attirava capitali globali di rilievo perché si trovava nel deserto del Sahara, ai margini del mondo. Ma, recentemente la situazione è cambiata. Come osserva David Harvey (2001), il capitalismo è sempre alla ricerca di nuovi “soluzioni spaziali” per risolvere le tendenze della sua crisi intrinseca. L’espansione capitalista sta ora interessando le aree urbane nelle regioni periferiche del mondo, e soprattutto in Africa. Sono le periferie oggi le nuove frontiere dell’espansione urbana. In questa conquista senza limiti, anche il Sahara diventa uno spazio interessante su cui investire e Nouakchott non fa eccezione.

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Per cogliere la rapida evoluzione dei paesaggi di Nouakchott, abbiamo scelto di utilizzare la fotografia aerea con gli aquiloni. Questo metodo è molto semplice, economico ed ecologico. Una macchina fotografica girevole è attaccata ad un aquilone. La macchina fotografica è radiocomandata da terra. Si possono scattare foto oblique e verticali. Gli scatti sono abbastanza precisi, grazie al controllo video. È uno strumento accattivante e partecipativo, e le foto sono facili da condividere con altri stakeholder e cittadini – favorendo nuove collaborazioni e partnership per la governance urbana e paesaggistica. Il metodo dell’aquilone aereo è particolarmente utile per studiare le città che si occupano di problemi di urbanizzazione. Questa metodologia compensa la mancanza di una mappatura dei dati aggiornata (Bosselut et al, 2009) e consente in tempo reale una visione a volo d’uccello dei processi di speculazione e delle forme emergenti di pianificazione urbana ai margini delle città. Nel caso di Nouakchott, evidenzia i forti contrasti urbani nella capitale di uno dei paesi più poveri del mondo. Un vento di cambiamento sta soffiando su Nouakchott sin dal suo ingresso nel club dei paesi petroliferi nel 2006 (Choplin, 2009; Choplin, Franck, 2010). Nella corsa alla competizione con le città moderne, gli stakeholder mauritani attirano capitali stranieri offrendo l’accesso a terreni urbani a basso costo, insieme a politiche normative limitate e lassiste che promuovono gli investimenti privati. Nel 2005 è stata approvata una legislazione che riconosce ufficialmente la professione di sviluppatore immobiliare in Mauritania. Da allora, le aziende locali offrono opportunità di investimento e si impegnano nella speculazione fondiaria e immobiliare. Questa strategia spiega perché gli edifici storici coloniali del centro di Nouakchott sono stati distrutti per far posto a un nuovo quartiere commerciale centrale. In seguito all’effetto Fenice”, devono essere costruiti dei grattacieli. Ai margini della città, anche i nuovi edifici sorgono dal terreno. Una società mauritana di successo che promuove gli investimenti immobiliari è la FCI. La FCI cerca di seguire i princìpi finanziari islamici, estremamente popolari nella penisola arabica, e promuove la nascita di un quartiere islamico nei sobborghi di Nouakchott. Il futuro quartiere, chiamato Sukuk (l’equivalente arabo del termine usato per indicare un’obbligazione, un titolo o un certificato finanziario), prevede 50 ville, 60 lotti e un terreno centrale di 4.650 m2 destinato a diventare un distretto economico  centrale. La denominazione di questo sobborgo connota la diffusione di princìpi finanziari islamici in gran parte regolati sulla base di quelli del Medio Oriente. I fondi d’investimento sukuk sono strutturati in conformità alla legge islamica (Ould Bah, 2011). La vendita dei sukuk è diretta principalmente agli investitori islamici in quanto la legge della Sharia proibisce loro di investire in titoli di debito convenzionali. L’esempio dei sukuk dimostra che le dinamiche internazionali possono convergere con gli interessi nazionali. Sebbene il sukuk sia ovviamente un progetto di speculazione, non viene identificato come tale perché è congruente con i valori islamici. Può essere visto come una speculazione halal. La capitale è diventata la vetrina dell’internazionalizzazione, uno strumento per attirare flussi di capitali. In seguito a questa dinamica speculativa della proprietà terriera, una nuova città chiamata Ribat al Bahr è in costruzione. Comprendente una superficie di 650 ettari, Ribat al-Bahr è un progetto di prestigio che, una volta completato, potrà vantare ville residenziali, alberghi e un centro finanziario, scuole, centri commerciali e un lungomare panoramico. Gli sviluppatori immobiliari, Mauritania Investment Group, sono sostenuti dai finanziatori degli Emirati. Anche Un’altra società, la Qatari Diar Real Estate Company, sta promuovendo un resort di lusso a 20 km a nord della capitale. Ai margini del mondo arabo e musulmano, la Mauritania offre agli attori del Golfo una posizione geopolitica strategica per esercitare la loro influenza. Inoltre, le città del Golfo sono diventate simboli del successo capitalistico e della ricchezza economica, soprattutto nel mondo arabo, ma anche in Africa (Barthel, 2010). Dubai, Abu Dhabi e Doha simboleggiano sempre più le trasformazioni urbane globali e nuovi modelli di sviluppo moderno, al di là del modello urbano dell’Occidente. Siti internet mostrano video e immagini futuristiche in linea con gli standard internazionali e gli strumenti di marketing.  Ma, per la grande maggioranza dei mauritani, la modernizzazione e lo sviluppo urbano sono più simbolici che reali. I principali progetti di prestigio rimangono nient’altro che  questo, “progetti”. Ciò implica che  fino ad ora siano  rimasti solo in forma di annuncio. Il progetto Ribat al-Bahr ricorda uno showroom vuoto. Cinque anni dopo la nascita del progetto Sukuk, sono state costruite solo sette case. Anche il progetto del Qatar sembra essere sospeso (è scomparso dal sito web di Diar). Guardando queste foto aeree scattate con aquiloni, ci si potrebbe chiedere: a chi è destinata esattamente questa città? A chi sono destinati questi spazi stravaganti? Perché il governo e gli investitori privati vogliono abbellire il paesaggio urbano quando per la maggior parte degli abitanti della Mauritania la vita quotidiana è ostacolata dalla povertà cronica e dai disordini sociali e politici? Attualmente, la Banca Mondiale sta promuovendo un enorme programma di recupero degli slum, legato all’obiettivo di sviluppo del millennio “Città senza slum”. Una delle priorità del programma era quella di riqualificare il più antico e grande slum situato nel centro di Nouakchott. In linea di principio, ai 50.000 abitanti vengono assegnati i titoli di proprietà della terra su cui vivono. La logica del programma è quella di regolamentare  le aree urbane informali, o di convertire i terreni occupati abusivamente , considerati come “capitale morto”, in un bene immobile. Ovviamente, questo programma si inserisce perfettamente nell’ideologia neoliberale della proprietà fondiaria ispirata da Hernando de Soto (2000): i poveri sono poveri perché vivono in aree informali; quindi, se ricevono il titolo di proprietà, avranno un capitale iniziale ed entreranno nella moderna economia di mercato.

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Ma la privatizzazione della terra espone le persone al rischio di essere espropriate dagli investitori più ricchi e sfrattate. In parte, l’espropriazione è già in atto. Solo i più ricchi abitanti delle baraccopoli, o quelli con reti di patronato, possono ottenere il titolo di proprietà del terreno su cui vivevano. Le persone più povere ed emarginate della baraccopoli sono state reinsediate a 15 km a sud della capitale, in un luogo sabbioso e privo di servizi. Lì hanno ottenuto il titolo di proprietà, ma ora ironicamente chiamano il loro nuovo quartiere “Sans fiche, sans photo” (“Senza documenti, senza foto”), metafora della loro continua espropriazione.

Traduzione di Alessandro Longo.

BIBLIOGRAFIA

P.A. Barthel, (a cura di),“Arab mega projects”, in Built Environment, Special Issue 36(2), 2010 

B.Bosselut, M.Broquère, A.Choplin e Simon Nancy, “La ville du Sud en temps reel”, EchoGéo online, Number 9, 2009, disponibile alla pagina http://echogeo.revues.org/11305,

Choplin, Nouakchott au carrefour de la Mauritanie et du monde, KarthalaProdig, Paris 2009, p.372 

A.Choplinand A.Franck, “A glimpse of Dubai in Khartoum and Nouakchott, Prestige Urban Projects on the Margins of the Arab World”,2010, in P.A. Barthel,(a cura di) Built Environment 36(2),2010,pp.192-205

D.Harvey,  (2001) Spaces of Capital: Towards a Critical Geography, Edinburgh University Press, Edinburgh 2001. Alcuni estratti di questo libro sono presenti in traduzione italiana in D.Harvey, Geografia del dominio. Capitalismo e produzione dello spazio, Ombre corte editore, Verona 2018

M.F.Ould Bah,  Les systèmes financiers islamiques: approche anthropologique et historique, Karthala, Paris 2011, p.395 

J.Robinson, “Global and World Cities: A view from off the map”, in International Journal of Urban and Regional Research, 26(3), 2002, pp.531-54. 

H.de Soto,  The Mystery of Capital,  Basic Books, New York 2000, p.276; trad. it. Il mistero del capitale, Garzanti, Milano 2001

 

Originariamente pubblicato su African Cities Reader, vol. III, 2015. Edito da Chimurenga e African Centre for Cities.

Disponibile online qui, su Chimurenga Chronic.

African Cities Reader è una rivista biennale che unisce autori e autrici provenienti dall’Africa e dal mondo intero per sfidare l’attuale rappresentazione della vita urbana nel continente africano.

È prodotto dalla collaborazione di Chimurenga e di African Centre for Cities all’Università di Città del Capo, Sudafrica.
Chimurenga, che in lingua shona (Africa meridionale) significa “lotta rivoluzionaria”, è una rivista pan-africana di politica, arte e cultura con sede a Città del Capo, Sudafrica.
L’African Centre for Cities è un centro interdisciplinare di ricerca e insegnamento dell’Università di Città del Capo, Sudafrica, che si occupa di processi di urbanizzazione non sostenibile in Africa.

Grazie a Ntone Edjabe (fondatore di Chimurenga Magazine)