L’intelligenza del polpo

Perché un polpo avrebbe dovuto sviluppare un’intelligenza? Una motivazione plausibile, dice la scienza, è che discenda da animali che avevano conchiglie, senza le quali i polpi sono vulnerabili. L’intelligenza è un’arma. Al posto della conchiglia, è una nuova strategia di sopravvivenza.

L’intelligenza del polpo

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Un pescatore cala una piccola nassa sul fondo del mare. La nassa è in metallo e assomiglia a una gabbia con un paio di aperture sui lati ricurvi. È da lì che entrano i granchi, attratti dall’esca. Una volta dentro, non sanno più come uscire, sono in trappola. Il pescatore aspetta, paziente. Ma nel frattempo, qualcun altro, come lui, caccia i granchi. È un polpo. Un gigante del Pacifico che si muove sinuoso, come un corpo liquido. Trova i granchi e fa un primo tentativo di catturarli, allungando i tentacoli sulla nassa. C’è il metallo di mezzo, il polpo sa che così non può funzionare. Allora cambia strategia: si riversa attraverso l’apertura, lanciandosi sulla preda e, finalmente, banchetta. Ora è in trappola anche lui, dentro la nassa, circondato dalla rete metallica. Il pescatore comincia a tirare su la nassa. C’è poco tempo. Ma il polpo sa fare qualcosa che i granchi non sanno fare. Sa ritrovare la via d’uscita. Nel giro di qualche secondo sguiscia attraverso una delle aperture e si allontana, lasciando al pescatore solo i gusci vuoti.

Questo episodio è stato filmato dalla BBC per la serie Super Smart Animals nel 2017. E anche se può sorprendere, non è un caso che tra gli Animali Super Intelligentici sia proprio il polpo.

Illustrazione di Ary Uvas

L’intelligenza, nell’immaginario comune, non è la prima cosa che viene in mente se si pensa al polpo. Quali sono le associazioni più immediate? Un invertebrato con poche funzioni elementari? Il Kraken nel film I Pirati dei Caraibi? Un antipasto di mare?

I polpi, insieme ad altri animali come le seppie, fanno parte della famiglia dei cefalopodi, gli unici molluschi ad avere un cervello. Un cervello piuttosto grande, tra l’altro, che è a forma di ciambella e si avvolge attorno all’esofago nella testa del polpo. Non è tanto la dimensione assoluta del cervello, però, a dare una misura dell’intelligenza, quanto quella relativa che può indicare quanto un animale vi investe›: il rapporto corpo/cervello di un polpo supera di gran lunga quello di altri invertebrati, per esempio. Ma non si tratta solo di questo. I polpi hanno tanti neuroni quanti ne ha un cane. Il polpo comune (Octopus vulgaris) ne ha circa 500 milioni. Eppure, per comprendere il polpo, non si può considerare il cervello distinto dal corpo perché due terzi dei neuroni del polpo si trovano nei tentacoli, sono mini cervelli, detti gangli. I recettori sui tentacoli percepiscono attraverso il tatto, inviando le informazioni che raccolgono direttamente al cervello. Inoltre, mentre ogni tentacolo – ogni braccio – è in grado di agire indipendentemente, di gustare, toccare e muoversi, il cervello centrale è anche in grado di esercitare un controllo diretto su ogni braccio.

Intelligenza è la capacità di comprendere e scoprire le relazioni e le interconnessioni tra i vari aspetti della realtà. In un certo senso è mettere insieme le informazioni. E per capire l’intelligenza del polpo, bisogna fare proprio questo: mettere insieme. La presenza e dimensione del cervello sono elementi indicativi ma non danno una reale misura della mente di quest’animale. Quindi, da cosa capiamo che il polpo è un animale intelligente?

I polpi utilizzano gli strumenti. L’uso di strumenti, che nel regno animale è relativamente raro ed è limitato alle scimmie o ad alcuni uccelli come corvi o pappagalli, è considerato un buon indicatore della capacità di imparare. I polpi accumulano oggetti, rocce, conchiglie, pezzi di vetro, tappi di bottiglia e li utilizzano per costruire o proteggere le proprie tane. Nel 2009, in Indonesia, è stato osservato che alcuni esemplari di polpo venato (Amphioctopus marginatus) hanno raccolto i gusci di noci di cocco scartati, li hanno puliti con getti d’acqua – cosa che i polpi femmina fanno anche per tenere pulite le loro uova– e poi li assemblavano e usavano come rifugio.

Tra le cose più impressionanti, forse, è che, secondo diverse osservazioni, i polpi riconoscono gli individui al di fuori della loro specie, inclusi gli esseri umani. Non solo, sono anche in grado di distinguere tra un individuo e l’altro. Ancora più impressionante è che la maggior parte dei ricercatori che lavora con i polpi concorda sul fatto che queste creature hanno personalità e temperamenti individuali molto diversi. Secondo Jennifer Mather, ricercatrice e psicologa comparata presso l’Università di Lethbridge in Alberta, Canada, che ha studiato i polpi per 35 anni, questi animali hanno temperamenti molto diversi, e gli individui reagiscono e agiscono in maniera diversa.

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Un altro elemento che gli esperti riconoscono come sintomo di intelligenza è il gioco. I polpi giocano, interagiscono con gli oggetti solo per il gusto di farlo e esplorano l’ambiente. Mather, insieme a Roland Anderson dell’Acquario di Seattle, è stata tra le prime a studiare questo comportamento. I polpi, poi, sono abilissimi artisti del mimetismo. I cromatofori, cellule specializzate sottopelle, li aiutano a cambiare colore, e i papilli, aree di pelle che si espandono e ritraggono, permettono loro di cambiare rapidamente la struttura della pelle per adattarsi all’ambiente circostante. Il polpo mimetico (Thaumoctopus mimicus), scoperto solo nel 1998 in Indonesia, riesce a imitare le rocce, le barriere e le alghe circostanti. Può imitare anche i predatori dei suoi predatori come il pesce leone, la sogliola fasciata o i serpenti di mare. Secondo gli esperti, il polpo mimetico seleziona l’animale da imitare in base alle specie locali, scegliendo quello che rappresenta la minaccia maggiore per il suo potenziale predatore.

La Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli, aperta nel 1873, è uno dei primi centri di ricerca marina al mondo che si è dedicata alla ricerca sull’intelligenza e il cervello del polpo. Graziano Fiorito, direttore del dipartimento di Biologia ed Evoluzione degli Organismi Marini, pubblicò nel 1992 un articolo sulla rivista Science le cui conclusioni indicavano che i polpi sono capaci di un apprendimento osservativo, che potevano, quindi, imparare qualcosa di nuovo osservandolo fare a un altro polpo. Fu una rivelazione, si trattava di un livello di intelligenza mai, prima di allora, attribuita ad un invertebrato.

Ma perché un polpo avrebbe dovuto sviluppare un’intelligenza? Una motivazione plausibile, dicono gli scienziati, è che discenda da animali che avevano conchiglie, senza le quali i polpi sono vulnerabili. L’intelligenza è un’arma. Al posto della conchiglia, è una nuova strategia di sopravvivenza. Mather sostiene che invece delle situazioni sociali, nelle quali si evolve l’intelligenza dei mammiferi, il polpo, un animale generalmente solitario, ha sviluppato un’intelligenza per risolvere problemi ecologici.

I polpi sanno aprire e chiudere barattoli, sanno evadere dalle vasche degli acquari e, chi li ha osservati soprattutto in cattività, racconta che sanno smontare qualsiasi tipo di oggetto si trovi nelle loro vicinanze. Nel 2009, all’acquario di Santa Monica Pier, dopo l’orario di chiusura, un piccolo polpo californiano ha smontato la valvola che controlla il sistema di riciclo dell’acqua. Più di 700 litri d’acqua di mare sono fuoriusciti dalla vasca prima che un dipendente dell’acquario tornasse al lavoro dieci ore dopo.

Ecco un animale con il veleno di un serpente, il becco di un pappagallo e l’inchiostro di una penna vecchio stile. Può pesare quanto un uomo e allungarsi come un’automobile, eppure può versare il suo corpo molle e senza ossa attraverso un’apertura delle dimensioni di un’arancia. Può cambiare colore e forma. Può assaggiare con la sua pelle›, scrive la naturalista Sy Montgomery nel suo libro The Soul of an Octopus che racconta, attraverso gli occhi della scrittrice, l’intelligenza emotiva di questo animale.  

L’idea che i polpi siano considerati in questi termini disturba alcuni scienziati. Il rischio è quello di antropomorfizzare, ovvero proiettare sentimenti, capacità e qualità umane sull’oggetto di studio – in questo caso il polpo. Eppure le osservazioni scientifiche che dimostrano le capacità della straordinaria mente del polpo sono sempre di più. In ogni caso, una cosa è certa. Come ha scritto l’autore Richard Schweid il comportamento dei polpi ha un livello di sofisticazione ineguagliato in qualsiasi altro invertebrato.

In Altre Menti il filosofo Peter Godfrey-Smith si spinge oltre e si chiede se i cefalopodi provino dolore. In altre parole: un danno provoca qualcosa nella seppia o nel polpo? Se la risposta è sì, allora questi sono esseri senzienti, conclude Godfrey-Smith. E la sensibilità – l’essere senzienti – viene prima della coscienza, scrive.

Forse è anche per questo che in alcuni paesi sta crescendo un movimento per i diritti del polpo. Nel Regno Unito, l’Animal Welfare (Sentience) Bill riconosce la capacità degli animali di avere sentimenti come il dolore e la sofferenza. I polpi non sono attualmente protetti dal disegno di legge perché invertebrati, ma sono invece protetti da una regolamentazione intorno all’uso di animali nella ricerca scientifica. In passato i polpi sono stati soggetti a moltissimi esperimenti che includevano scosse elettriche, rimozione di parti del cervello, recisione di nervi importanti, operazioni senza anestesia. Da invertebrati, non rientravano nelle regole sulla crudeltà animale. Come ha scritto Godfrey-Smith molti di questi primi esperimenti sono una lettura angosciante per chi considera i polpi come esseri senzienti. Ma negli ultimi decenni, in numerosi paesi, soprattutto nell’Unione Europea, i polpi sono protetti contro questo genere di trattamento.

All’anno, nel mondo, più di 45,5 milioni di chili di polpo comune vengono pescati dai mari e dagli oceani. Con un così grande mercato globale per il polpo in tutto il mondo, secondo Schweid, l’unica ragione per cui l’animale non è in via d’estinzione è perché è estremamente prolifico. Una femmina di polpo comune depone più di 100.000 uova. Ci sono, tuttavia, alcune specie che sono più in pericolo di altre. Secondo alcuni studi le alterazioni portate dai cambiamenti climatici potrebbero avere un effetto anche sui polpi e altri cefalopodi. Uno studio pubblicato su Journal of Experimental Biology indica che la quantità di ossigeno disponibile per invertebrati marini come calamari, granchi e polpi è molto più importante per la loro vista di quanto si pensasse in precedenza. E poiché i livelli di ossigeno dell’oceano continuano a diminuire in tutto il mondo a causa del cambiamento climatico, i rischi per queste creature potrebbero intensificarsi, hanno scritto alcuni esperti.

I polpi hanno nove cervelli, tre cuori e il sangue blu – la proteina che trasporta l’ossigeno nel corpo del polpo contiene rame invece che ferro (come la nostra emoglobina). Possono cambiare forma e colore e struttura della pelle. Sembrano creature di un altro mondo e forse anche per questo sono state a lungo oggetto di racconti mitici e leggende.

In molti casi, il polpo è un mostro; dal Kraken scandinavo che terrorizza i marinai al mostro marino di Jules Verne nelle sue Ventimila leghe sotto i mari. Ma nulla più di Les travailleurs de la mer di Victor Hugo è un’opera rappresentativa del polpo come un mostro, tanto che lo scrittore francese dirà del pesce diavolo che è l’anfibio della morte, il vampiro del mare.

Non per tutti, però, il polpo è simbolo di violenza e morte. In molte culture, dal Sud America al Nord-Ovest del Pacifico, alle isole polinesiane, i polpi erano tradizionalmente venerati come divinità protettrici. Na Kika, per esempio, è l’antico dio polpo delle isole Gilbert e si dice che abbia contribuito a creare le isole del Pacifico. Nella cultura hawaiana, invece, il dio Kanaloa ha comunemente la forma di un polpo.

Per alcune culture, il polpo è addirittura fonte di piacere. Una giovane donna è sdraiata con le gambe aperte, un polpo più piccolo le sostiene il collo, le accarezza i seni e sembra baciarla sulle labbra mentre uno più grande, che lei tiene per i tentacoli, è tra le sue gambe. Questa scena erotica è una stampa su legno dell’artista giapponese Katsushika Hokusai (1814). Il sogno della moglie del pescatore è parte della tradizione shunga, arte erotica giapponese ampiamente diffusa in Europa durante la seconda metà del diciannovesimo secolo e acquistata da numerosi artisti, incluso Picasso. La scena è ispirata a un tradizionale racconto secondo cui un polpo gigante insegue una giovane donna subacquea che sta recuperando un gioiello rubato. La leggenda, detta Taishokan, risale al periodo Asuka e le sue prime versioni ritraggono il polpo come un mostro che assale la ragazza per impossessarsi del gioiello. Anche per questo, forse, non tutti erano disposti a concedere che la donna di Hokusai stesse godendo dell’esperienza con il polpo. Nella sua trasformazione in simbolo, alcuni vedevano il desiderio, altri la morte.

In maniera diversa, persino il tatuaggio di un polpo non è solo un tatuaggio: è un simbolo di forza e di intelligenza e può indicare che chi lo porta sulla pelle è sopravvissuto o uscito da una situazione pericolosa.

L’intelligenza in relazione al polpo è un elemento che torna e ritorna. Una volta viste, è difficile scordare le immagini del documentario premio oscar My Octopus Teacher in cui il polpo si avvolge intorno alla mano del protagonista. Così il polpo conosce, sente, comunica. Sembra quasi che queste creature comunichino anche attraverso lo sguardo. Chi ha guardato un polpo negli occhi racconta che l’animale ha restituito lo sguardo. Jacques Cousteau ha scritto nel suo libro Octopus and Squid: The Soft Intelligence (1973) che un subacqueo che incontra un polpo percepisce immediatamente qualcosa di insolitamente reattivo nel suo sguardo: Si ha la sensazione di lucidità, di uno sguardo molto più espressivo di quello di qualsiasi pesce, o anche di qualsiasi mammifero marino›. Anche Schweid, nel suo saggio Octopus, ha scritto: sono stato scosso dal senso di un individuo dietro quegli occhi, un’entità pensante. Ho tirato fuori dall’acqua migliaia di pesci nella mia vita, ma lo sguardo di questo polpo era qualcosa di completamente diverso. C’era una sorta di comunicazione visiva tra noi, anche se non è durata molto. E aggiunge: Ricorda: quando guardi un polpo, un polpo ti guarda a sua volta›.

 

 

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Indice:

Editoriale
di Giovanni Tateo
Ecocidio o socialismo?
di Victor Wallis
Pagare col sangue
di Alessia Gasparini
Non è tuo figlio
di Claudia Marini
L’autonomia potenziale del cane
di Veronica Papa
Oltre il verde urbano
di Sarah Gainsforth
Vita felice di un leopardo delle nevi (fiction)
di Jacopo La Forgia
Ecologie in numeri (infografiche)
di Raffaele Sabella
Player2: gaming e ecologie
di Matteo Lupetti
Il Mattatoio (fiction)
di Teodora Mastrototaro
Ecologie in versi (fiction)
di Pina Guitti, Simone Marcelli Pitzalis, Olmo Losca
Affrontare l’imperialismo verde
di Prakash Kashwan
Eco-logiche indigene
di Karin Louise Espejo Hermes
Fuoco al capitale
di Collettivo Epidemia
Autodifesa messicana
di Carlos Ivàn Molina Aguilar
Pro e contro dell’attivismo online (da IFLA!)
di Molly Lipson
Alwarsha
di Dima Qa’idibiyya e Mouna Khalil
Patrick Lopez Jaimes
di Giovanna Maroccolo
Kulture Room
di Daniele Ferriero
Marco Petrelli 
Danilo K. Kaddouri 
Marcello Torre
Martina Neglia

Indice Episodi online (su menelique.com):

Amore amaro
di feminoska
 Green gastronomico
di Augusto Illuminati
L’intelligenza del polpo
di Stella Levantesi
Ribaltare la mappa della scienza
di Jess Auerbach
L’animale come soggetto
di Roberto Marchesini
Le leggi non ci libereranno
di Lyne Odhiambo
Ai e scarsità d’acqua (da IFLA!)
di Jocelyn Longdon

Immagini di: